Xenoglossia

18.06.2018

Secondo alcuni parapsicologi la spiegazione di questo discusso fenomeno, noto come "xenoglossia", risiederebbe nel fatto che una "entità" sopravvissuta alla morte riuscirebbe a esprimersi, in una lingua appresa in un'altra vita, attraverso la reincarnazione o la possessione temporanea di un corpo "preso a prestito". 
Casi di questo tipo sono estremamente rari e di questi solo pochi sono stati studiati in maniera rigorosa, tale da escludere altre possibili spiegazioni. Lo studioso americano Ian Stevenson sostiene che alcuni dei casi da lui studiati possono spiegarsi solo avanzando ipotesi di tipo paranormale; tuttavia, un esame dettagliato di questi casi ha portato a concludere che le persone oggetto dei suoi studi non sembravano conoscere veramente la lingua in questione, ma sembravano piuttosto conoscere un numero limitato di parole di quella lingua e utilizzavano sempre queste per rispondere, in modo stereotipato, alle domande degli studiosi.
Un caso noto è quello di un americano che parlava un eccellente russo, sebbene sosteneva di non averlo mai studiato. Indagini hanno dimostrato che i genitori vivevano accanto a un insegnante di russo, le cui lezioni erano chiaramente udibili dalla culla del bambino. Il linguaggio era dunque stato acquisito con mezzi normali dall'uomo, ma le circostanze erano state del tutto dimenticate.
Sebbene in questi casi le persone possono aver imparato parole e frasi in un'altra lingua senza ricordarsi come ciò sia avvenuto, in altri ci si trova di fronte a falsificazioni più o meno coscienti. E' il caso, per esempio, di quei medium, santoni o veggenti che affermano di parlare lingue misteriose, come un oscuro "dialetto tibetano", il "sanscrito" o "l'aramico", ma perdono questa abilità, o non sono più in grado di dimostrarla, quando si trovano di fronte un autentico esperto in queste lingue. Altri ancora, poi, si limitano a simulare l'accento della lingua straniera continuando però a parlare la propria lingua madre. 

Xenoglossia, o xenolalia, è il termine con cui si indica la presunta capacità paranormale di parlare o scrivere una lingua al soggetto sconosciuta. Deriva dal greco ξένος xènos, straniero, e γλῶσσα glṑssa, lingua e non deve essere confusa con la glossolalia, cioè la presunta capacità di parlare lingue inesistenti.

Solitamente si suppone sia una capacità acquisita per via paranormale, come nel caso di sedute spiritiche. La xenoglossia sarebbe inoltre una possibile conseguenza della possessione demoniaca. Inoltre, il "dono delle lingue" figura fra i carismi dei Cristiani, basti pensare ai riferimenti presenti nelle Lettere di Paolo e negli Atti degli Apostoli.

In base ai criteri della parapsicologia, esisterebbero due tipi di xenoglossia. Il primo tipo consisterebbe nella pronuncia di frasi di senso compiuto in una lingua sconosciuta. La seconda tipologia, detta xenoglossia responsiva, consiste in uno scambio di domande e risposte immediate e coerenti fra lo sperimentatore e l'entità disincarnata che sta possedendo il medium. 

Il fenomeno non riguarda solo l'ambito della parapsicologia, ma ha interessato anche il mondo dei mistici.

Anna Caterina Emmerich (1774-1824) fu una religiosa tedesca, monaca agostiniana, beatificata da Papa Giovanni Paolo II, sofferente a causa della presenza delle stigmate negli arti e alla testa, divenuta famosa per le sue presunte doti di veggente. La mistica fu seguita, tra gli altri, dal poeta Clemens Brentano che trascrisse i racconti delle sue visioni, nelle quali avrebbe rivissuto la Passione di Cristo e proprio in quei frangenti di estasi, sarebbe stata in grado di capire i discorsi dei contemporanei di Gesù.

Nella storia della xenoglossia si sarebbero verificati altri presunti casi, più recenti, come quello della mistica tedesca cattolica Teresa Neumann, alla quale vengono attribuiti oltre alla stigmate, ritenute autentiche da una commissione medica presieduta dall'autorità cattolica di Ratisbona ma ritenute false da altre fonti, altri presunti fenomeni sovrannaturali come bilocazioni, profezie, e la presunta conoscenza di lingue a lei ignote, come ad esempio l'aramaico, il latino ed il greco.

La maggior parte dei linguisti e degli psicologi ritiene che la xenoglossia non esista. Fa eccezione lo psichiatra Ian Stevenson, il quale ritiene di avere documentato diversi casi che considera autentici. Tuttavia, secondo il CICAP «un esame dettagliato di questi casi ha portato a concludere che le persone oggetto dei suoi studi non sembravano conoscere veramente la lingua in questione, ma sembravano piuttosto conoscere un numero limitato di parole di quella lingua e utilizzavano sempre queste per rispondere, in modo stereotipato, alle domande degli studiosi» 

Un indagine svolta da vari NeuroPsichiatri un po in tutto il mondo inoltre sembra aver scoperto che le singole parole o frasi brevi sentite anche per sbaglio nel corso della vita ( e il più delle volte assolutamentenon ricordate durante la veglia giornaliera ) possono tornare alla memoria nella fase REM di alcuni soggetti.


LadyDeath75