Psicopompo

30.04.2018

Il lavoro tratta il passaggio dall'antica concezione sacrale dell'anima e dei suoi "accompagnatori" alle attuali concezioni della psiche e dei suoi terapeuti, aprendo il discorso al delicato e complesso tema del rapporto fra psichicità e spiritualità e ponendo in luce le molte confusioni e sovrapposizioni che si sono attualmente venute a creare. Seguendo l'orientamento tradizionale, afferma l'autonomia e la primarietà della sfera del sacro e delle categorie dello Spirito rispetto alle categorie psicologiche; in questa ottica, discute la possibilità che un lavoro psicologico, correttamente inteso, offra strumenti di autoconoscenza utili anche per chi percorre una via spirituale. In particolare, analizza il possibile incontro fra uno psicologo personalmente orientato verso la trascendenza e un paziente che compia un percorso spirituale, evidenziandone i molti potenziali equivoci e rischi che si riducono tutti a uno solo, che la psiche usurpi lo Spirito. Antidoto a questo "venefico" rischio, e condizione indispensabile per lo svolgimento "tradizionalmente corretto" di tale lavoro, che si muove in un terreno irto di spine, è che si preservi rigorosamente la distinzione fra le due dimensioni, nel rispetto della gerarchia tradizionale che vede lo Spirito sovraordinato alla psiche.

Psicopompi 

La cultura arcaica tradizionale, sotto ogni latitudine, era centrata sulla sacralità del cosmo, del tempo e dello spazio, della vita umana in tutti i suoi aspetti e momenti significativi; di conseguenza, il concetto di profanità non aveva l'accezione affermativa che si è sviluppata in seguito, non indicava qualcosa di contrapposto al sacro, ma aveva piuttosto una accezione privativa, indicava gli intervalli neutri, non specificamente sacralizzati, fra dimensioni consacrate. Il sacro delle origini conteneva e armonizzava in sé sia il mondo naturale che il mondo interiore dell'essere umano nelle sue dimensioni fondamentali, spiritualità e psichicità, dove "psiche" era intesa nel suo senso più sottile e sacrale di "anima", e in tal senso vicina allo Spirito e alla trascendenza, e non nel significato profanizzato attualmente in uso dopo la nascita della cosiddetta "psicologia scientifica", che la riduce a un insieme di fenomeni "mentali" senza più nessun rapporto con la trascendenza. Nel contesto tradizionale la psiche era collegata al sacro dove trovava senso e compimento, era una delle "forme" nelle quali il sacro si manifestava, anche attraverso modalità che oggi, a un'ottica positivistica, possono apparire addirittura patologiche; spesso sacerdoti e sciamani operavano in stati di coscienza diversi rispetto a quelli della quotidianità, l'epilessia, ad esempio, era considerata un "morbus sacer" e un canale di comunicazione con la divinità, e il cosiddetto "pazzo" spesso era quello più a contatto con il divino e con la verità.

In epoche meno remote e più vicine alle nostre iniziò a operarsi una differenziazione fra dimensione naturale, dimensione psichica e dimensione spirituale, con corrispondente tripartizione dell'essere umano in corpo, anima e spirito, ma sulla base di una precisa gerarchia nella quale la psiche-anima è l'elemento intermedio, sovra-ordinata al corpo ma sotto-ordinata allo Spirito. Nel cristianesimo, San Paolo distingue tre tipi di uomo, a seconda dell'elemento in lui prevalente: l'uomo carnale, che si lascia guidare dalle passioni e non dalla ragione; l'uomo psichico, guidato dal lume dell'intelletto naturale; l'uomo spirituale (pneumatico) che ha in sé, oltre al lume naturale, anche il lume che gli proviene dallo Spirito di Dio. Ritroviamo questa tripartizione anche negli Gnostici, che distinguono gli uomini in ilici, psichici e pneumatici. I mistici cristiani, a loro volta, evidenziano le potenzialità spirituali dell'anima considerandola l'intimo luogo interiore nel quale si può accogliere la scintilla dello Spirito e realizzare il matrimonio spirituale con il divino. Il percorso interiore dell'uomo è quindi essenzialmente una realizzazione spirituale, il ritorno all'origine divina da cui è scaturito, e l'anima ne è vaso e testimone. Valenze sacrali della psiche, collegata alla metafisica, si ritrovano peraltro anche in molte filosofie del periodo classico e nelle loro sopravvivenze nel pensiero rinascimentale e moderno: fra le molte testimonianze significative ricordiamo, a titolo di esempio, gli Orfici, Eraclito, Platone, Apuleio, la tradizione ermetico-alchemica, e così via.

La progressiva desacralizzazione dell'umano e la perdita di riferimenti trascendenti hanno portato con sé anche una "profanazione" della psiche; separata dalla metafisica e dal sacro, essa è divenuta autoreferente e spesso anche inflazionata, pretendendo di assorbire in sé stessa la spiritualità e riducendo la trascendenza a epifenomeno psichico. Per le attuali concezioni, con la nascita della psicologia "scientifica", la psiche non è più l'antica "figlia della terra e di Urano stellato", come la definivano gli Orfici, ma soltanto un insieme di processi mentali, affettivi e cognitivi, intrapsichici e interpersonali, modellati nella interazione fra matrici biologiche e dinamiche sociali.

Questo passaggio è ben visibile osservando il significato attribuito alle figure di "accompagnatori dell'anima" presenti in varie tradizioni filosofiche e spirituali. Antico "accompagnatore dell'anima" era lo "psicopompo", per lo più figura divina o semi-divina dal significato di "guida delle anime", spesso sovrapposto alla figura più umana - sacerdote, negromante, sciamano - dello "psicagogo" nel significato di "evocatore delle anime".

Sempre a titolo di esempio, certamente non esaustivo della vasta gamma di figure presenti nelle tradizioni antiche o più recenti, ricordiamo ora alcuni personaggi-simbolo dell'accompagnamento delle anime che ci sembrano particolarmente significativi per il confronto che andiamo facendo, poiché svolgono una funzione sacrale di guida delle anime nel passaggio all'aldilà, nell'assunzione di responsabilità etica e nella rinascita spirituale.

ANUBI: divinità egizia, dalla figura umana con testa canina o di sciacallo; "colui che trova i sentieri e apre la via"; psicopompo, accompagna l'anima del defunto, tenendola per mano, verso la bilancia della psicostasia nel tribunale di Osiride, nel mondo dei morti; nell'altra mano tiene la croce ansata, simbolo di vita eterna. La sua figura venne poi spesso fusa con quella di Ermes in Grecia, e con quella di Mercurio a Roma.

ERMES: fra le tante caratteristiche e funzioni proprie di questa divinità del pantheon olimpico, ricordiamo quelle di psicopompo e psicagogo ben evidenziate dalla setta gnostica dei Naasseni, secondo la testimonianza di Ippolito (1) che fa riferimento anche a Omero (2). Ermes conduce le anime dei morti nell'oltretomba ed è anche evocatore dei morti; ha una verga d'oro, il caduceo, con cui "dei morti gli occhi sopisce e di contro desta coloro che dormono" (3): il caduceo, infatti, ha la facoltà di addormentare o svegliare chi ne è toccato. I Naasseni attribuiscono al tema del sonno e del risveglio un chiaro significato spirituale, riferendosi a Paolo: "Svégliati, o tu che dormi, déstati dai morti, e Cristo ti illuminerà" (4); per essi infatti l'uomo interiore è sepolto nell'uomo corporeo "nella forma dell'oblio" (lethargia), uno stato di sonno simbolico simile alla morte, e può venirne risvegliato nel contatto con il divino.

CARONTE: presente nella letteratura greca e latina, è un vecchio nocchiero che traghetta le anime dei defunti attraverso i fiumi degli Inferi verso l'ultima dimora; suo attributo principale è il remo, a indicare la sua funzione di psicopompo; ha un corrispondente nella mitologia etrusca, Charu o Charun, dai tratti più mostruosi e diabolici e dotato anche di un martello, a simboleggiare il momento del trapasso dalla vita alla morte.

EROS: ci rifacciamo qui alla concezione di Eros riportata da Platone nel Convito e nel Fedro. Nel Convito si parla di un duplice Eros in relazione a una duplice Afrodite: Afrodite Pandemia è figlia di Zeus e della Nereide Dione, è giovane, e si accompagna a Eros Pandemio, generando negli uomini una forma di amore volgare, egoistico, volto soltanto al consumo del piacere; Afrodite Urania nasce dalla spuma del mare fecondata dal membro di Urano evirato dal figlio Crono, è più matura, e si accompagna a Eros Uranio, generando una forma di amore rispettoso, fedele e duraturo. Più avanti Socrate, facendo suo l'insegnamento della sacerdotessa Diotìma che l'aveva iniziato alla scienza d'Amore, definirà Eros come un dèmone intermediario fra il mortale e l'immortale, amante di bellezza e di sapienza: in una parola, "filosofo". Successivamente, nel Fedro, in relazione al mito dell'anima come biga alata caduta dall'Iperuranio sulla terra, Eros viene presentato da Platone come vero psicopompo: l'uomo infatti, innamorato della bellezza dell'essere amato e condividendo con esso l'amore per la sapienza, può scorgervi un riflesso del sacro mondo ideale perduto e, attraverso questa forma di amore, può ricongiungersi al divino. Stando alle immagini del mito, Eros è la forza che fa rispuntare le ali all'anima tarpata dalla caduta; grazie alla "follia d'amore", all'amore reciproco che è anche una sorta di profonda "amicizia", alla astinenza dalla pratica fisica dell'amore o almeno a un suo uso moderato, l'individuo amante "filosofo" o la coppia "filosofa" potranno ritrovare le loro ali e, con esse, orientarsi di nuovo verso il Cielo.

Da questo breve esame di alcune antiche figure di accompagnatori dell'anima, possiamo dire che le loro essenziali funzioni erano di guida verso la morte, reale (Caronte) o iniziatica (Ermes), verso la responsabilità etica (Anubi) e verso l'Amore spirituale, la sapienza e la trascendenza (Eros).

LadyDeath75