La leggenda di Azzurrina

27.05.2018

Nel Castello di Montebello, situato su un aspro roccione nel territorio di Torriana (prime colline sopra Santarcangelo), visibile anche dalla Riviera,ogni cinque anni nella notte del solstizio d'estate si rivive una storia di fantasmi e misteri.

"In un giorno di tempesta la bambina si farà sentire"

Così dice la leggenda legata a Guendalina, figlia di Uguccione Malatesta, Guendalina era albina e l'albinismo, nel medioevo, era fonte di sospetto e paura. Per scongiurare il rischio che potesse passare per strega o che la gente potesse allontanarla considerandola "diversa", la madre di Azzurrina le tingeva continuamente i capelli di nero ma il colore non attecchiva i suoi capelli albini lasciando una tinta che tendeva, appunto, all'azzurro. Da qui il "colorito" nome. L'espediente della madre non bastava a tranquillizzare la famiglia, quindi il padre Ugolinuccio, personaggio severo e feroce, lascia due guardie. Queste non devono far altro che assecondarla senza mai perderla di vista,inoltre Azzurrina non poteva mai lasciare il castello per minimizzare i rischi di contatto con la gente del luogo.

Era il 21 giugno del 1375, giorno del solstizio d'estate,in quei giorni Ugolinuccio era impegnato in una violentissima battaglia contro i Montefeltro. La figlia, Guendalina, è impegnata nel gioco con una palla fatta di stracci.Il temporale che nel frattempo è scoppiato avvolge con un manto d'oscurità il Castello rovesciando sulla campagna attorno pioggia, fulmini e tuoni.

Una corsa più lunga e la palla rotola verso la grotta in cui, solitamente, si conserva il cibo. Azzurrina cerca di raggiungere il giocattolo. Un passo, due, poi, sotto gli occhi delle guardie sorprese e spaventate, Guendalina scompare con un grido. Il silenzio torna ad inondare sale e stanze della Fortezza.

Anche le ricerche dei giorni successivi non danno mai esito. Nemmeno una traccia della bambina.

Guendalina e i suoi capelli tinti con estratti di erba erano stati consegnati alla leggenda.

Ma di Azzurrina, nel castello di Montebello, è sicuramente rimasto qualcosa.

Tramandata di bocca in bocca, abbellita, arricchita, distorta, ingigantita, come succede per ogni leggenda che si rispetti, la storia di Azzurrina presenta alcuni misteri. Uno tra i tanti è il fatto del colore dei capelli, che, secondo alcuni, non potevano aver quella tonalità dato che i pigmenti presenti in quella zona potevano al massimo raggiungere tinte color marrone o verdastro. C'è anche chi sostiene che fu lo stesso Ugolinonuccio, il padre, a ordinare l'uccisione della figlia perché rappresentava un'ostacolo alla sua carriera. Ma sicuramente, il mistero più grande è quello della presunta presenza della bambina nel castello.

Che siano solo dicerie o evocazioni colorate per attirare turisti, sta di fatto che ogni cinque anni, durante la notte del solstizio d'estate, visitando il castello, c'è chi afferma di aver sentito strani rumori. Dall'anno di apertura del museo del castello, il 21 giugno del 1990 alcuni ricercatori del paranormale, con sofisticate apparecchiature, hanno registrato, quello che sul sito del castello di Montebello, viene definito come "un suono". Lo stesso suono fu registrato da altri ricercatori il 21 giugno del 1995, del 2000, del 2005 aggiungendo alle registrazioni anche alcune immagini misteriose.

Chi ha ascoltato le registrazioni ha opinioni discordanti. C'è chi afferma di riconoscere il pianto di una bambina, chi riconosce una risata, chi afferma di sentire una voce, chi di non sentire proprio nulla di umano, chi non sente altro che vento, pioggia o rumori d'ambiente.

Il 21 giugno del 2010, alcuni ricercatori del CICAP hanno effettuato altre approfondite registrazioni ma il risultato non presenta rumori attribuibili a entità intelligente. Secondo Piero Angela, questo sarebbe uno di quei casi nei quali "quando il livello di controllo è molto elevato, il fenomeno scompare".

Sulla leggenda di Azzurrina è stato anche girato un film horror, diretto da Giacomo Franciosa, e naturalmente non potevano mancare strani avvenimenti successi sul set durante le riprese nel castello. Le testate locali hanno riportato notizie come un inspiegabile malore avuto dal regista ad inizio delle riprese e un misterioso infortunio riportato dall'attore Gianfranco Terrin.

Sono quindi molteplici i misteri che vanno ad aggiungersi a quello che non solo avvolge la misteriosa scomparsa di una bambina temuta in quanto "diversa", ma anche della sua presenza eterea, tutt'oggi, tra le mura del castello di Montebello. Presenza che ogni cinque anni torna a far parlare di se non solo in maniera misteriosa ma anche sotto forma di appello da parte del pronipote, il principe Luciano Silighini Gragnani Lambertini, che nel 2015 ha dichiarato di "lasciare stare" Guendalina, ormai divenuta per molti oggetto di speculazioni anche monetarie, in modo che possa, finalmente, riposare in pace.

Ma secondo il forlivese Leo Farinelli che durante i suoi venti anni di ricerche storiche e oggettive fatte di studi, di contatti psichico-fisici, di riscontri documentati e notificati per scoprire cosa si cela dietro il racconto tramandatoci nei secoli, il vero nome di Azzurrina era Guendalina Della Faggiola, figlia di Uguccione Della Faggiola e di Costanza Malatesta, uniti in matrimonio per volere del Papa Urbano VI affinché terminassero di farsi guerra e ampliare così il potere della chiesa e dei casati. Uguccione era discendente del più famoso condottiero Uguccione Della Faggiola, capostipite del casato e di Costanza Malatesta che era diretta discenderete del forte casato radicato in Verucchio e a quanto si tramanda era un abile stratega e sembrava avesse anche molti amanti. Guendalina nacque nell'anno 1375 a dicembre. Farinelli sostiene che il nome lo aveva proposto il musico di corte, l'irlandese Gael Duggan, riferendosi al candore della piccola nata coi capelli biondi: nella lingua irlandese Guendelina significa "bambina con le ciglia bianche". Il nome poi fu tramutato in Guendalina. Gael era giunto al castello assieme a Hubert Jean Joseph, chiamato dalla Francia da Papa Urbano VI a comandare il corpo di guardia del castello composto da armigeri francesi. Farinelli dopo il 1995 quando visito' il castello con la moglie iniziò ad avere contatti medianici con la piccola Guendalina. Contatti che nei primo giorni lo fecero quasi impazzire.Educato alla novità dal parapsicologo Piero Cassoli fondatore del Centro Studi Parapsicologici di Bologna e conoscitore della leggenda/caso Azzurrina, imparò a a prendere appunti su ciò che sentiva e quindi a fare ricerca storica coadiuvata dall'analisi esoterica, dall'interpretazione di simbologie e di itinerari datati nel tempo ed avvenimenti preesistenti. Il sensitivo sostiene che Guendalina non era nata albina come dice la leggenda riportata in un manoscritto ritrovato da un frate dimorato alla corte dei Guidi di Bagno già signori del castello fin dal 1464, ma era bionda a dispetto dei suoi famigliari tutti di capelli scuri e carnagione mediterranea. Chi la descrisse come albina lo fece probabilmente per ingraziarsi la corte cui faceva comodo l'idea al fine di scongiurare maldicenze sulla paternità che mettevano a disagio i due casati. Uguccione per primo aveva posto il dubbio sul tavolo e nonostante la madre Costanza replicasse la sua fedeltà, non volle riconoscere la piccola parte del suo sangue. Il capo delle guardie Hubert, dalle sembianze nordiche, era divenuto l'indiziato biondo del tradimento carnale di Costanza.

Più passava il tempo e più la piccola mostrava la sua anomalia dovuta alla sua intelligenza oltre il normale canone del tempo sapeva della musica senza aver preso lezioni, canticchiava in francese, sapeva conciare ogni specie di pianta erbacea e ottenerne oli, profumi, medicinali. Parlava spesso di Mosè stupèndo gli uomini di chiesa e il Papa. Sapeva cucire le stoffe fin dalla tenera età, e dalle erbe sapeva anche ottenere tinte di varie tonalità.Suscitava timore in molti per via di queste sue incredibili doti tanto che la tata Gorianna, il frate Gregorio insegnante e un piccolo cagnetto erano l'unica compagnia permessa, e con questi aveva stabilito affetto e complicità nelle stanze che le erano state assegnate. All'età di 6/7 anni aveva iniziato a tingersi i capelli di un celeste verdognolo con la tinta bluastra derivata dal Guado, pianta ancora oggi usata per tingere i blue jeans. Gli stessi capelli su ordine di Uguccione le venivano tagliati dalla tata, corti e nascosti da un copricapo che sembrava un tegame senza manico. I genitori avevano accettato la novità azzurrognola proprio per evitare le maldicenze sui capelli biondi. La leggenda che racconta che Guendalina fosse stata condannata al rogo perché albina e perciò figlia del demonio non sembra veritiera. Diversi studi testimoniano che a quei tempi non era uso considerare così l'albinismo e soprattutto non c'era inquisizione. Invece l'albinismo era visto come un danno fisico,un segno del Signore. Farinelli dice di non poter ancora rivelare il vero motivo della scomparsa della piccola ma che nel novembre del 1383 ci fu un concilio fra tutti gli imparentati dei due casati Malatesta e Della Faggiola, compreso il placet papale e che in seguito,nel freddo e nevoso dicembre dello stesso anno, Guendalina sparì. La storia tramandata dice che scomparve nei sotterranei, nella ghiacciaia,il sensitivo parla di un altra stanza nei sotterranei dove rimase per qualche tempo. Nei contatti medianici,sostiene Farinelli, Guendalina non ha mai detto la parola "mamma", sapeva di non esserle cara, era molto più amata dal capo delle guardie del castello, Hubert Jean Joseph, che era biondo e aveva occhi azzurri come lei, che le insegnava i canti di battaglia che facevano forti i soldati, anche a scuoiare i conigli e le aveva regalato un baule rosso. La amavano di più le donne delle cucine dove faceva intingoli strani, profumati e spesso amari come la cicuta ma che facevano guarire. Poi, continua,riceveva di rado le visite della sorella Ellissia, maggiore di quattro anni, molto magra,che amava cospargersi degli oli profumati che Guendalina creava. Amava in modo particolare la Lavanda con la quale realizzava oli profumati, medicamentosi, faceva anche dolci con i suoi fiori. In effetti è documentato da disparati testimoni e in diversi ambienti che la sua presenza si annuncia col profumo di Lavanda. Una storia ricca di fascino,misteri e che ancora, al giorno d'oggi, mette i brividi, specie a chi decide di visitare il castello e fa anche tanta tenerezza al pensiero di una bimba piccola sparita nel nulla che secondo la leggenda cerca la sua mamma.

                                                                                                    Zuleijka