Kitsune

12.10.2018

Tra le leggende e le creature folkloristiche del Giappone, sicuramente la Kitsune è tra le più famose se non la più famosa.
Nella mitologia giapponese, la Kitsune è un essere dotato di grande intelligenza e in grado di vivere per un tempo lunghissimo, grazie al quale sviluppa, con l'avanzare dell'età poteri sovrannaturali sempre maggiori. 

Ci sono diversi modi di vedere la figura della Kitsune.
Uno dei suoi più grandi poteri è l'abilità mutaforma con la quale spesso ingannano il prossimo tramutandosi in belle donne.
Altri vedono quest'abilità con uno sfondo tutt'altro che negativo, accogliendo questi esseri come amiche, amanti o mogli.
Il potere delle Kitsune cresce con l'età, più una volpe è vecchia e saggia, più è forte.
Il suo potere può essere "misurato" in base al numero delle sue code, che possono arrivare a un massimo di nove.
Quando una kitsune ottiene la nona coda il suo manto diviene bianco o dorato in base alla tradizione

Non solo la negatività di una figura ingannevole, molti vedono nella creatura della volpe un collegamento con Inari, il kami dello shintoismo legato alla fertilità e al riso, per questo dunque assumerebbero la forma di una donna.
E' difficile risalire alle prime informazione sulla Kitsune.
I primi racconti sono racchiusi nella raccolta Konjaku monogatarishū ( 794-1185 ) seppur diverse leggende e narrazioni provengano dai paesi vicini di Cina e Corea.
Difatti la volpe è una figura importantissima anche in questi paesi, dove prende il nome di Kumiho in Corea e di Huli Jing, lo spirito volpe a nove code cinese.
Per questo è molto difficile individuare con precisione l'origine di questa creatura.

Esistono inoltre due tipi di Kitsune: le zenko, definite volpi buone, benevole e associate per eccellenza a Inari, a differenza delle yako dette anche nogitsune, malevole e maliziose.
In alcune tradizioni le Kistune sono addirittura divise in tredici classi in base al loro potere sovrannaturale.
In molti credono anche al Kitsunetsuki, ovvero che le volpi fossero in grado di possedere l'uomo letteralmente nutrendosi così della loro forza vitale.
Per riconoscere un posseduto dalla volpe lo si poteva guardare attentamente, riconoscendo nella persona alcuni tratti del viso leggermente cambiati per far assomigliare l'uomo alla volpe.
Secondo la tradizione, se il posseduto era analfabeta, acquistava grazie alla volpe la capacità di leggere e scrivere.
Nel periodo Heian il kitsunetsuki iniziò ad essere trattato come una vera malattia, usato per dare spiegazione ai problemi mentali. 

La Kitsune possiede inoltre una relazione al kitsunebi, il fuoco di volpe, ovvero piccole sfere luminose rappresentate spesso vicino alle volpi, simili a lanterne.
A volte sono associati e raffigurati anche come perle o gioielli dotati di poteri magici.
Spesso si crede che le Kitsune e le loro sfere siano profondamente collegate, tanto che se la volpe restasse troppo a lungo separata dalla sua sfera, ne morirebbe.
Molti racconti narrano della perdita o del furto subito dalle Kitsune di questi speciali oggetti e delle loro conseguenze.

Le Kitsune sono inoltre celebrate nei matsuri, i festival tradizionali giapponesi.



Volpe a nove code

La volpe a nove code è una creatura leggendaria che appare nei racconti orali di varie zone dell'Asia orientale, più specificatamente in Cina, dove è chiamata Jiǔwěihú (九尾狐S)[1]; in Corea, dove è detta Gumiho o Kumiho (구미호?, 九尾狐?))[2]; ed in Giappone, sotto il nome di Kyūbi no Kitsune (九尾の狐? o semplicemente kyūbi). Tipologie di volpi a nove code sono le kitsune o le huli jing, ma a differenza di esse, che possono essere anche benevoli, le jiǔwěi o kumi o kyūbi originali sono sempre descritte come malvagie. 

Versione cinese


La volpe a nove code è una specie di creatura raffigurata nel Nánshān jīng (山海經), nel Hǎiwàidōng jīng (海外東經) e nel Dàhuāngdōng jīng (大荒東經) del Shan Hai Jing (山海經) come con la voce di un umano infante. Può essere mangiata dagli uomini, e chi la mangia è protetto dal male.[3]

Più tardi, in libri di storia come il Libro di Zhou (周書) ed in raccolte di narrazioni come il Taiping Guangji (太平廣記), la huli jing fu rappresentata come una bestia portatrice di fortuna. Inviata dal Cielo, la volpe a nove code era vista come un segno di fortuna e pace. Nella dinastia Han, essa era la protettrice del sangue reale. Tuttavia, poteva anche indicare un presagio di rivoluzione quando l'Imperatore non stava bene.

Si dice che abbia posseduto Mò Xǐ (妺喜S), stregato Jie degli Xia, e causato la caduta della dinastia Xia. Questa storia, che apparse dopo il racconto di Daji (妲己), però, fu molto simile a quella di Daji.

In altri racconti, una volpe a nove code fu accusata di far cadere la Dinastia Zhou occidentale, costringendo il sovrano a spostare la sua capitale più ad est e stabilendo il periodo della Dinastia Zhou orientale.

Versione coreana


Nella cultura coreana la volpe a nove code (o kumiho) è un essere prevalentemente maligno. Una volpe che ha vissuto per 1000 anni diventa una kumiho, e spesso assume le sembianze di una bella giovane per sedurre uomini per poter mangiare la loro carne: di solito il fegato o talvolta il cuore. Alcune storie narrano che in determinate circostanze una kumiho possa divenire umana, tali situazioni possono variare dal mangiare 1000 fegati d'uomo all'astenersi dall'uccidere e divorare uomini per 1000 giorni (a seconda del racconto). La kumiho ha origine negli antichi miti cinesi e quindi condivide molte somiglianze con la huli jing e la kitsune. Tuttavia, i racconti in cui le volpi sono delle perfidi mangiatrici di carne sono più comunemente solo coreane, anche se si possono trovare in certe narrazioni delle kumiho gentili.

Versione giapponese


In Giappone c'è la presenza maggiore di volpi a nove code (chiamata Kyūbi no Kitsune) nel folclore. Tra varie rappresentazioni hanno grande importanza le storie di Tamamo-no-Mae, che furono scritte e raccolte nell'Otogizōshi del Periodo Muromachi, e furono pure menzionate da Toriyama Sekien nel Konjaku Hyakki Shūi. In Giappone le kitsune possono essere sia buone e magnanime che cattive e maliziose; ad esse sono correlati numerosi poteri, come il kitsunetsuki, lo Hoshi no Tama o l'abilità mutaforma. Sono anche protagoniste di numerosi anime e manga, ma anche di spettacoli del teatro giapponese.

Una Kyūbi che fugge sotto forma di Lady Wah-yeung(華陽夫人?) nel Sangoku Yōko-den (三国妖狐伝?). di Hokusai.

Kitsune (狐? [kitsɯne], è la parola giapponese per "volpe". Le volpi sono un soggetto ricorrente e un elemento di particolare importanza nel folclore giapponese; in italiano, kitsune si riferisce ad esse in questo contesto. Secondo la mitologia giapponese la volpe è un essere dotato di grande intelligenza, in grado di vivere a lungo e di sviluppare con l'età poteri soprannaturali: il principale tra questi ultimi è l'abilità di cambiare aspetto ed assumere sembianze umane, infatti esse appaiono spesso con l'aspetto di una bella donna. In alcuni racconti esse utilizzano queste abilità per ingannare il prossimo - come sovente avviene nel folclore comune - mentre altri le ritraggono come guardiani benevoli, amiche, amanti e mogli. Più una kitsune è vecchia, saggia e potente, più code possiede, fino a un massimo di nove.

Le kitsune sono strettamente accomunate alla figura di Inari, il kami shintoista della fertilità, dell'agricoltura e del riso: esse sono al suo servizio col ruolo di messaggere, e tale veste ha rafforzato il significato soprannaturale della volpe. Come conseguenza dell'influenza che esercitano sulle persone e dei poteri loro attribuiti, vengono venerate come fossero a tutti gli effetti delle divinità.

L'origine storica del ruolo centrale della volpe nel folclore giapponese è da ricercare nella sua armoniosa convivenza con gli esseri umani nel Giappone antico, da cui derivano i vari miti e leggende su queste creature. 

L'origine dei miti sulla kitsune sono attualmente oggetto di dibattito, ma vi è comunque la certezza che numerosi racconti sulle volpi possano essere ricondotti a Paesi quali Cina, Corea, India e Grecia; molte di queste prime storie sono contenute nel Konjaku Monogatarishū, una raccolta di narrazioni cinesi, indiane e giapponesi dell'XI secolo.I racconti popolari cinesi parlano di spiriti-volpi chiamati huli jing (kyūbi no kitsune in giapponese) che posseggono nove code quale peculiare caratteristica. In Corea vi è la figura del kumiho (letteralmente "volpe a nove code"), una creatura mitologica in grado di vivere cento o mille anni; essa è vista come un essere maligno, a differenza della sua controparte giapponese. Secondo alcuni studiosi le caratteristiche comuni presenti in ognuna di queste figure sarebbero da ricondurre a opere indiane quali Hitopadesa (XII secolo) e Pañcatantra (III secolo a.C.), le quali a loro volta avrebbero tratto ispirazione dalle Favole di Esopo (Grecia, VI secolo a.C.), che si diffusero successivamente in Cina, Corea e infine in Giappone.

In Giappone vivono due sottospeciedi volpe rossa: la volpe di Hokkaidō(Vulpes vulpes schrenckii, nell'immagine in alto), e la volpe rossa giapponese (Vulpes vulpes japonica, in basso).

Il principale elemento di discussione riguardo ai miti sulla kitsune è quindi la difficoltà nell'individuare la loro origine precisa. Alcune correnti di pensiero ipotizzano che tali miti siano esclusivamente di origine straniera, mentre alcuni folcloristi nipponici ritengono il mito della kitsune una credenza indigena giapponese risalente al V secolo a.C.. Uno di questi, Kiyoshi Nozaki, è convinto che le kitsune fossero già diffuse e considerate un personaggio dai connotati positivi nella cultura popolare già dall'inizio del IV secolo; gli elementi importati dalla Cina o dalla Corea sarebbero unicamente le caratteristiche negative.Egli afferma che, secondo un libro del XVI secolo chiamato Nihon Ryakki, le volpi e gli uomini avrebbero convissuto nel Giappone antico, dando origine alle leggende giapponesi su queste creature.La ricercatrice Karen Smyers, interessata agli studi sul dio Inari (nume fortemente legato ai miti sulla kitsune), ritiene che la figura della volpe e la sua concezione negativa come seduttrice e portatrice di sventura, strettamente connessa ai miti sulle kitsune del Buddhismo, siano state introdotte nel folclore giapponese attraverso i racconti popolari cinesi, sostenendo tuttavia che alcuni dei miti contengano elementi unicamente giapponesi.

«Ono, un abitante di Mino (come narra un'antica leggenda giapponese del 545 d.C.), impiegò molto tempo per trovare il suo ideale di bellezza femminile. Una sera trovò la donna perfetta in una vasta palude decidendo quindi di sposarla. Contemporaneamente alla nascita del primo figlio anche il cane di Ono ebbe un cucciolo, che crescendo divenne sempre più ostile verso la donna delle brughiere. Ella pregò il marito di ucciderlo, ma lui si rifiutò. Un giorno il cane l'attaccò terrorizzandola tanto che lei tornò alla sua originale forma volpina e scappò via.

"Sarai anche una volpe" le diceva poi Ono "ma sei la madre dei miei figli e io ti amo. Torna quando ti pare; sarai sempre benvenuta".

Così ogni sera ella tornava e dormiva tra le sue braccia.»

Poiché ella tornava ogni notte dal marito sotto forma di donna, ma tutte la mattine se ne andava come volpe, fu chiamata kitsune. In giapponese classico kitsu-ne significa "torna e dorme", mentre la variante ki-tsune significa "torna sempre"

Le kitsune sono conosciute per possedere una grande intelligenza, poteri magici e per essere in grado di vivere a lungo. Esse sono un tipo di yōkai, ovvero un'entità spirituale, e la parola kitsune è spesso tradotta in "spirito di volpe". Tuttavia ciò non significa che le kitsunesiano dei fantasmi, né che siano fondamentalmente diverse dalle normali volpi: in questo contesto la parola "spirito" è usata per riflettere uno stato di conoscenza o illuminazione, quindi tutte le volpi longeve sono in grado di acquisire abilità soprannaturali.

Vi sono due principali tipi di kitsune. Le zenko (善狐? letteralmente "volpi buone") sono volpi celestiali e benevole, associate al culto del dio Inari; talvolta sono dette semplicemente "volpi Inari". Le yako (野狐? letteralmente "volpi di campo", chiamate anche nogitsune), invece, posseggono un carattere malizioso e intenzioni malvagie. Le tradizioni locali prevedono ulteriori tipi di kitsune: una ninko (人狐? "volpe umana"), per esempio, è uno spirito di volpe invisibile, capace di interagire con gli esseri umani attraverso la pratica della possessione. Altre tradizioni suddividono le kitsune in tredici classi distinte, ognuna delle quali possiede uno specifico potere soprannaturale.

La principale caratteristica fisica che contraddistingue le kitsune è la grande quantità di code che esse possiedono. Maggiore è l'età di una volpe, maggiore sarà il numero delle code cui essa potrà disporre, fino a un massimo di nove.Di conseguenza, un gran numero di code sta a indicare una volpe più anziana e potente; alcuni racconti popolari narrano che solo le volpi ultracentenarie possano ambire al numero massimo di code.[15] I miti più conosciuti narrano di volpi a una, cinque, sette, o nove code.Quando una kitsune ottiene la sua nona coda, il suo manto diviene di colore bianco o oro.Queste kyūbi no kitsune (九尾の狐? volpi a nove code) acquisiscono anche l'abilità di vedere e sentire qualsiasi cosa accada in ogni parte del mondo (onniscienza), e altri racconti attribuiscono loro infinita saggezza.


«Strana è la follia di coloro posseduti da un demone volpe. Talvolta corrono nudi gridando per le strade. Talvolta dormono o con la bava alla bocca, ululano come volpi. E su alcune parti del corpo del posseduto compare sotto pelle una protuberanza che si muove, che sembra avere vita propria. Pungila con un ago, e immediatamente si sposta in un altro posto. Nessuna mano possiede una presa così salda da impedire che scivoli via dalle dita. La gente posseduta si dice che parli e scriva in lingue fino allora sconosciute. Mangiano solo ciò che sembra piacere alle volpi - tofu, aburaage e azukimeshi - e ne mangiano una gran quantità, come se non essi, ma la volpe che li possiede, fosse affamata.»


«L'esorcismo, spesso effettuato in un santuario di Inari, può indurre la volpe a lasciare il corpo nella quale è ospitata.In passato, quando questa soluzione falliva o non era disponibile un sacerdote, il posseduto veniva malmenato o bruciato vivo nella speranza di costringere la kitsune ad andarsene. Intere famiglie sono state ostracizzate dalla loro comunità a causa di un familiare che si pensava fosse stato vittima di kitsunetsuki.» 


Le kitsune spesso adottano comportamenti tipici dei trickster (traducibile in "ingannatore"), ovvero esseri spirituali abili nell'imbroglio e caratterizzati da una condotta amorale, capaci di compiere azioni che variano dalla semplice malizia fino alla vera e propria malevolenza. I racconti narrano di kitsune che truffano samurai eccessivamente orgogliosi, mercanti avidi o persone vanitose, mentre quelle più crudeli abusano di contadini e poveri commercianti o di devoti monaci buddhisti. Per esempio, si pensa che le kitsune usino i kitsunebi a mo' di fuoco fatuo nel tentativo di far smarrire la strada ai viaggiatori.Altri trucchi utilizzati dalle kitsune ingannatrici includono sedurre la vittima, confonderla con illusioni e visioni, il furto di cibo, l'umiliazione dei vanagloriosi e la vendetta. Le loro vittime sono di solito uomini; le donne invece vengono possedute.

Raffigurazione di Tamamo-no-Mae(玉藻前?) in una stampa di Yoshitoshi. Tamano fu un'adepta tantrica, concubina dell'imperatore Toba (1103-1156), ma una leggenda narra che in realtà fosse una volpe in forma umana.

Un gioco tradizionale giapponese chiamato kitsune-ken (狐拳? letteralmente "pugno della volpe")fa riferimento a tali poteri, dando una chiara idea di come fossero visti e temuti dalle persone del tempo. Il gioco è simile alla morra cinese, ma le tre posizioni delle mani sono "volpe", "cacciatore" e "capo villaggio". Il "capo villaggio" batte il "cacciatore", perché lo supera di grado; il "cacciatore" batte la "volpe", poiché in grado di sparare col suo fucile; la "volpe" batte il "capo villaggio", stregandolo.

Queste rappresentazioni ambigue, unite alla reputazione di esseri vendicativi, motivarono le persone a cercare di scoprire le cause del comportamento problematico delle volpi. Per esempio, Toyotomi Hideyoshi, daimyō che unificò il Giappone alla fine del XVI secolo scrisse una lettera al dio Inari:

«A Inari Daimyōjin,

Mio signore, ho il dovere di informarla che una delle volpi sotto la sua giurisdizione ha stregato una delle mie serve, causando a lei e alle altre una grande quantità di problemi. Devo chiederle di fare minuziose indagini sulla questione, e cercare di scoprire le ragioni del comportamento del soggetto, mettendomene a conoscenza appena possibile.

Se scopre che la volpe non ha ragioni sufficienti per motivare il proprio comportamento, la prego di fermarla e di punirla. Se esita nell'intervenire in questa vicenda, io darò ordine di sterminare tutte le volpi del Paese. Per qualsiasi altra questione relativa o in riferimento a quanto accaduto, può consultare il sommo sacerdote di Yoshida.»

Le kitsune sono note per mantenere ciò che promettono e si sforzano di restituire qualsiasi favore; può capitare che esse si stabiliscano nell'abitazione di una persona o di una famiglia, provocando ogni sorta di male. In un racconto del XII secolo, solo la minaccia del proprietario dell'abitazione di sterminarle, le volpi si convincono ad andarsene. La volpe capofamiglia, tuttavia, appare nei sogni dell'uomo: 

«Mio padre visse qui prima di me, signore, e ora io ho molti figli e nipoti. Compiono molte monellerie, me ne dispiaccio, e cerco sempre di fermarli, ma non mi prestano attenzione. E adesso, signore, lei è comprensibilmente stanco di noi. Ma io voglio solo che lei sappia, signore, quanto mi dispiaccia che questa sia la nostra ultima notte di vita. Non vuole perdonarci, solo per questa volta? Se mai creeremo altri problemi, poi, naturalmente, lei agirà come meglio crede. Ma i giovani, signore, sono sicuro che capiranno quando spiegherò loro perché lei è così arrabbiato. Faremo tutto il possibile per proteggerla da ora in poi, solo se ci perdona, e ci assicureremo di farle sapere quando qualcosa di buono sta per accadere!» 

Le kitsune sono generalmente rappresentate come amanti, di solito in storie che coinvolgono un giovane maschio umano e una kitsune sotto forma umana. 

Le kitsune sono molto comuni anche nelle opere contemporanee come manga e anime. L'opera che più trae ispirazione da tali figure è Naruto di Masashi Kishimoto: tra i cosiddetti cercoteri vi è la Volpe a Nove code, chiara reinterpretazione della creatura mitologica, ma anche lo stesso protagonista Naruto Uzumaki, al cui interno è sigillato lo spirito di un demone volpe, ha in comune con la kitsune alcune caratteristiche quali l'aspetto fisico, il temperamento impulsivo e avventato abbinato ad abilità da stratega e capacità di prendersi gioco dei nemici, oltre alla possibilità di mutare il proprio aspetto. 


LadyDeath75