Il Piombo fuso di San Giovanni

25.06.2018

Fino a metà degli anni '60, nel napoletano ma in generale in tutta la Campania, persisteva la convinzione che la notte compresa tra il 23 e il 24 giugno fosse dotata di un inquietante potere divinatorio. Allo scoccare della mezzanotte ogni uomo, terreno e finito, poteva spalancare la propria porta sull'occulto mediante riti di chiaroveggenza in grado di svelare particolari futuri legati all'amore, alla fortuna o alla salute. Nel napoletano le giovani erano solite sciogliere del piombo in un recipiente pieno acqua e lasciarlo a riposo per tutta la notte. Il piombo fuso a contatto con l'acqua, nel suo indurirsi, è solito assumere le forme più inusuali e disparate, in questo caso però tali forme venivano considerate"divinatorie". Si credeva che il solidificarsi della sostanza non avvenisse a caso, ma secondo leggi occulte e misteriose che avrebbero fatto assumere all'elemento una forma che avesse a che fare con il mestiere svolto dal futuro marito: una scarpa per un calzolaio, un paio di forbici per un sarto, un martello per un fabbro e via dicendo. Tale pratica pare fosse in uso anche in altre zone d'Italia ma con la variante dell'uovo al posto del piombo. 

Una volta c'era l'usanza di predire il futuro alle ragazze da marito proprio alla vigilia del giorno di San Giovanni. Non so se l'usanza c'era anche in altri paesi. Ad Agnone si usava così: si prendeva del piombo e lo si fondeva in una scodella posta sulla fornacella accanto al fuoco. Questo metallo fonde a temperature piuttosto basse. Per fare un paragone, mentre il ferro fonde alla temperatura di 1529 C°, il piombo fonde alla temperatura di 327 C°. Quindi basta un po' di brace piuttosto allegra per farlo liquefare, al contrario del ferro per il quale occorrerebbe un altoforno.
Tornando al giorno di San Giovanni, nel pomeriggio della vigilia le signorine nubili si riunivano in una casa per procedere al rito. Sciolto il piombo, a turno si inginocchiavano sul pavimento tenendo in bilico sulla testa un bacile pieno d'acqua, indi una delle compagne, recitando la formula di rito, lo versava nell'acqua per farlo rapprendere. La formula era:
San Giùanne mia belle
dimme che sorta sci 'rposcta a sc-ta zetella!
Dalla forma che il metallo rappreso assumeva si deducevano gli arnesi che il futuro marito avrebbe usato e quindi il suo mestiere, ovviamente un artigiano.
Ci voleva molta fantasia per dedurre, da una massa informe, un mestiere, ma serviva a far sognare le ragazze.

LadyDeath75