ANFISBÈNA

09.05.2018

(ἀμφικάρηνος, Nicandr. Ther. v. 373) Serpente assai velenoso, dotato di una testa in ciascuna delle due estremità del corpo, e di occhi che brillano come lampade. 
...Come un'anfisbena
a due bocche si avvolge in mezzo alle sue spire,
sputando veleno da entrambe le teste
e ondeggiando con un duplice impulso delle membra;
quando striscia, una testa tocca l'altra
ed il corpo, guizzando sulle spire, avanza di traverso
Secondo il mito greco, Anfisbena fu generata dal sangue gocciolato dalla testa della gorgone Medusa quando Perseo volò, stringendola in pugno, sopra il deserto libico (Lucan. Pharsal. 9, 696 ss.; 719).
L'Anfisbena come creatura mitologica è stata citata da Marco Anneo Lucano e Plinio il Vecchio (come se non bastasse l'uscita del veleno da una bocca sola), da Dante nel canto XXIV dell'Inferno e da Borges nel suo Manuale di zoologia fantastica.

Il nome derivante da un possibile ἀμφισ - βάτης, cfr. παραι - βάτης che procede (βαίνω) da ambo i lati, Frisk, Gr.Et.Wört. s. v. ἀμφισβητέω. è testimoniata anche la forma ἀμφίσ - μαινα, cfr. Hesych. s. v.

Eliano (Nat. an. 9, 23) descrive l'Anfisbena, contrapponendola ad altri animali favolosi come l'Idra o la Chimera di Licia, e dunque suggerendo di credere alla sua reale esistenza (se l'intero paragrafo non si deve intendere in senso ironico). Eliano spiega inoltre, sempre seguendo Nicandro di Colofone (II sec. a. C., autore dei Theriakà), che la pelle dell'Anfisbena, avvolta attorno ad un bastone, ha la proprietà di scacciare gli animali (compresi i serpenti) che uccidono senza mordere (Nat. an. 8, 8). Gli scoli a Nicandro (Ther. 372a.1) dicono trattarsi di animale piccolo e lento, di colore terreo, punteggiato da macchioline, e debole di vista; la pelle di questo serpente, disseccata e avvolta intorno ad un bastone, viene usata dai boscaioli contro i lividi e il torpore causato dal gelo.
In Nonno di Panopoli (Dionisiache 5, 146 sgg.) si legge descrizione molto dettagliata della collana di Afrodite, fatta da Efesto in forma di Anfisbena.
Ha una valenza negativa in Eschilo (Agamennone 1233, prima occorrenza nota; era nominata anche nelle Cicogne di Aristofane, Photh. Lex. s. v.), che equipara l'Anfisbena a Clitemnestra, futura assassina di Agamennone, associandola a Scilla, altro mostro femminile omicida.
In araldica l''anfisbena, ha forma di un serpente disposto a forma di 5 o di S, inanellato e con una seconda testa al termine della coda. Le due teste gli permettono di procedere sia in avanti che all''indietro senza differenza. Quando una testa dorme, l''altra resta sveglia in guardia.

LadyDeath75