ORIGINI DELLE SUPERSTIZIONI

04.05.2018

Ancora oggi la superstizione e il timore di venir colpiti dalla sfortuna fanno si che molte persone evitino di passare sotto una scala, di aprire un ombrello in casa o di viaggiare in aereo di venerdì tredici. D'altro lato, queste stesse persone incroceranno le dita o toccheranno ferro nella speranza di scongiurare la sfortuna. Dato che le superstizioni affondano le proprie radici nell'irrazionale, sarebbero dovute scomparire con la diffusione dell'istruzione e l'avvento della scienza.

Eppure ancora oggi, nonostante si tengano in alta considerazione le prove oggettive, la maggior parte delle persone, se interrogata, ammetterà di credere in cuor suo ad almeno un paio di superstizioni. Le superstizioni fanno parte dell'antichissimo patrimonio dell'umanità. Secondo gli archeologi fu l'uomo di Neanderthal a creare la prima credenza superstiziosa (e spirituale), ovvero la sopravvivenza nell'aldilà. Mentre precedentemente l'Homo sapiens abbandonava i morti, i neanderthaliani seppellivano i defunti nel corso di riti funebri, e accanto al corpo ponevano cibo, armi, e carbone da usare nella vita futura. Non è affatto sorprendente constatare che la superstizione e la nascita della spiritualità si siano sviluppate di pari passo. Nel corso della storia, ciò che per una persona era superstizione, spesso per un'altra era religione. L'imperatore cristiano Costantino considerava superstizione il paganesimo, mentre lo statista pagano Tacito definiva il cristianesimo una credenza pericolosa e irrazionale. I protestanti consideravano superstiziosa la venerazione dei santi e delle reliquie da parte dei cattolici, mentre i cristiani giudicavano allo stesso modo i riti indù. Per un ateo, tutte le convinzioni religiose sono superstizione. Le superstizioni nascono in modo semplice. L'uomo primitivo, alla ricerca di risposte a fenomeni quali il lampo, il tuono, le eclissi, la nascita e la morte, non conoscendo le leggi della natura cominciò a credere nell'esistenza di spiriti invisibili. Notò che gli animali avevano un sesto senso di fronte al pericolo e immaginò che degli spiriti li mettessero in guardia. E il miracolo di un albero che germogliava da un seme, o di una rana che nasceva da un girino, faceva supporre l'esistenza di un intervento ultraterreno. Poiché la sua vita quotidiana era densa di avversità, ne dedusse che il mondo fosse popolato per la maggior parte da spiriti vendicativi piuttosto che benefici. Perciò, la maggior parte delle credenze religiose che sono giunte fino a noi comprende molti modi per proteggerci dalle disgrazie. Per proteggersi in quello che sembrava essere un mondo confuso, l'uomo dell'antichità adottò una zampa di coniglio, il lancio di una moneta e un quadrifoglio. Si trattava di un tentativo d'imporre la volontà umana sul caos. E quando un amuleto non era efficace, provava con un altro e un altro ancora. In tal modo, migliaia di oggetti, espressioni e formule comuni assunsero un significato magico. In un certo senso anche oggi facciamo lo stesso. Uno studente scrive con una determinata penna un tema che gli vale un bel voto, ed ecco che quella penna diventa "fortunata", ed in questo senso possiamo fare moltissimi esempi. Siamo noi che rendiamo straordinario ciò che è normale. A dire il vero sono pochissimi gli oggetti che ci circondano, a cui, in una cultura o nell'altra, non siano stati attribuiti significati legati alla superstizione: il vischio, l'aglio, i ferri di cavallo, gli ombrelli, le dita incrociate. E sono soltanto alcuni. Anche se ormai sono stati spiegati scientificamente molti fenomeni che un tempo erano considerati misteriosi, la vita di ogni giorno presenta ancora incognite sufficienti a fare si che, soprattutto nei momenti più sfortunati, ricorriamo alla superstizione, affinché spieghi ciò che altrimenti risulterebbe inspiegabile e imponga sugli avvenimenti contingenti la forza dei nostri desideri.

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