La Dama di Elche

24.09.2018

LA SIGNORA DI ELCHE è la più nota scultura dell'arte iberica, trovata per caso nel 1897 nell'omonima città. Secondo JM Travieso, nel mese di agosto dello stesso anno un ragazzo di quattordici anni, giocando nel parco del Dott. Aureliano Campello, inciampò su una pietra calcarea che si rivelò "La Signora". Era la prima volta che veniva scoperto un reperto antico in quel territorio, così il Dr Campello lasciò la preziosa opera in eredità alla figlia Asunciòn con l'intento di saperla venduta all'Accademia Reale di Storia affichè facesse parte della collezione del Museo Archeologico. Non si raggiunse l'accordo, così l'opera venne acquistata dal Museo del Louvre dove rimase esposta per 40 anni finchè nel 1941 gli Stati francese e spagnolo giunsero ad un accordo per la restituzione dell'opera alla Spagna. Oggi è esposta nel Museo Archeologico di Madrid.
L'opera è un busto in pietra policroma che rappresenta una giovane dai tratti fini e regolari, riccamente vestita e in atteggiamento di grande dignità. Era originariamente policroma nei toni del rosso, blu e giallo con applicazioni in foglia d'oro. Nella simulazione è possibile vedere la sua fattezza originale, secondo gli esperti. Indossa un abito chiuso da una piccola spilla anulare, un velo rosso ed un mantello blu con fitte pieghe. E' ornata di tre collane, due con ciondoli e la terza con un amuleto; orecchini e pendenti, una fascia e due ruote di grandi dimensioni che le coprono le orecchie. Il tutto fa pensare ad una signora di rango, vestita per un'occasione solenne o ad una principessa iberica.L'opera ha sollevato vive controversie riguardo l'appartenenza artistica: alcuni la collocano nell'ambito dell'arte iberica d'influenza ellenica, mentre altri vi riconoscono influssi punici.
Gli storici non hanno certezze sul fatto che della scultura potesse esistere anche un corpo, né hanno saputo dire se si trattasse di un'urna funeraria, se rappresentasse una dea, una sacerdotessa o semplicemente il ritratto di un'aristocratica. Quest'ultima ipotesi sembra la più plausibile. In ogni caso, una vera bellezza! 

"Dama di Elche", oppure "Dama di Atlantide"?Esiste un controverso artefatto le cui origini restano oscure. È quella che viene definita la "Dama di Elche", dal nome del paese spagnolo dove è stata ritrovata. Nonostante il dibattito tra gli studiosi, forse la statua rimarrà per sempre un pezzo di arte antica dalle origini e datazione sconosciute. 

Il busto, ribattezzato come "La Dama di Elche", misura 56 cm di altezza e sul dorso presenta una cavità sferica di circa 18 cm di diametro e profonda 16 cm, probabilmente utilizzata per conservarvi reliquie, oggetti sacri o le ceneri di un defunto.
Originariamente, il busto era completamente colorato, con vernici policrome. La donna raffigurata indossa una tunica di colore rosso, sulla quale poggia un ampio mantello marrone con rifiniture in rosso. Le labbra della donna conservano ancora pochi pigmenti rossi.
La Signora di Elche è generalmente creduta essere un pezzo di scultura iberica del 4° secolo a.C., anche se l'artigianalità suggerisce forti influenze ellenistiche. Le caratteristiche del viso, infatti, rivelano una forte influenza greca, in contrasto con l'abbigliamento completamente nativo.
Secondo l'Enciclopedia delle Religioni, la Signora di Elche avrebbe una connessione diretta con Tanit, una dea di Cartagine adorata dai punici-iberici. Tanit era una delle consorti di Baal, quello che secondo i testi di Ras Shamra era padre degli anni e dell'uomo, ed era considerato il progenitore degli Dei.
Il simbolo di Tanit era la piramide tronca portante una barra rettangolare sulla sommità. Su questa barra appaiono il sole e la luna crescente.
Tanit era la dea che deteneva il posto più importante a Cartagine e significativamente, per una città prettamente commerciale, la sua effigie compariva nella maggior parte delle monete della città punica.
Lo stesso fenomeno è accaduto con la scoperta della Signora di Elche, avviando un interesse popolare per la cultura iberica pre-romana, tanto da apparire nel 1948 sulla banconota spagnola da un peseta. Secondo alcuni, la tradizione continuerebbe con la banconota americana da un dollaro, dato che il simbolo della "piramide con l'occhio che tutto vede" avrebbe una matrice comune con il simbolo di Tanit.
Sebbene il manufatto sia datato al 4° secolo a.C., alcuni ricercatori hanno ammesso che la statua potrebbe raffigurare una sacerdotessa, una nobildonna o forse una regina sconosciuta, comunque una creazione artistica della quale non si conoscono le origini. Anche la datazione è oggetto di speculazione: nessuno sa per certo quanto sia antica. 
Alcuni, spingendosi oltre le possibili verifiche storiche e archeologiche, hanno ipotizzato che le origini del busto possano avere connessioni con tradizioni artistiche riconducibile al continente perduto di Atlantide. 
La dama è stata trovata vicino Elche, in un tumulo che gli arabi chiamavano Alcudia (collina) e che in tempi antichi era circondata da un fiume. Sappiamo, inoltre, che l'insediamento in epoca ellenica era chiamato Helike (poi Illici dai romani), diventando "Elche" per gli arabi.
È possibile che il tumulo di Elche un tempo fosse una città appartenente ad un colonia atlantidea? Il simbolo solare associato alla dea Tanit ci ricorda che il culto del Sole era la religione dominante di Atlantide, e più tardi ereditato da tutte le culture antiche del mondo, dagli Egizi agli Inca.
Inoltre, il sereno volto quasi divino di questa dama di pietra è avvolto in un ornamento insolito, con due rotoli ai lati del viso stranamente molto simili alle antiche decorazioni utilizzate dalle giovani donne Hopi non sposate.
Si tratta solo di suggestioni, ma quello che è certo è che l'enigmatico volto della Dama di Elche è l'icona del mistero che la circonda. Molto probabilmente, rimarrà per sempre un reperto controverso dell'arte antica dalle origini e datazione oscure. 

Il busto, ribattezzato come "La Dama di Elche", misura 56 cm di altezza e sul dorso presenta una cavità sferica di circa 18 cm di diametro e profonda 16 cm, probabilmente utilizzata per conservarvi reliquie, oggetti sacri o le ceneri di un defunto.
Originariamente, il busto era completamente colorato, con vernici policrome. La donna raffigurata indossa una tunica di colore rosso, sulla quale poggia un ampio mantello marrone con rifiniture in rosso. Le labbra della donna conservano ancora pochi pigmenti rossi.
La Signora di Elche è generalmente creduta essere un pezzo di scultura iberica del 4° secolo a.C., anche se l'artigianalità suggerisce forti influenze ellenistiche. Le caratteristiche del viso, infatti, rivelano una forte influenza greca, in contrasto con l'abbigliamento completamente nativo.
Secondo l'Enciclopedia delle Religioni, la Signora di Elche avrebbe una connessione diretta con Tanit, una dea di Cartagine adorata dai punici-iberici. Tanit era una delle consorti di Baal, quello che secondo i testi di Ras Shamra era padre degli anni e dell'uomo, ed era considerato il progenitore degli Dei.
Il simbolo di Tanit era la piramide tronca portante una barra rettangolare sulla sommità. Su questa barra appaiono il sole e la luna crescente.
Tanit era la dea che deteneva il posto più importante a Cartagine e significativamente, per una città prettamente commerciale, la sua effigie compariva nella maggior parte delle monete della città punica.
Lo stesso fenomeno è accaduto con la scoperta della Signora di Elche, avviando un interesse popolare per la cultura iberica pre-romana, tanto da apparire nel 1948 sulla banconota spagnola da un peseta. Secondo alcuni, la tradizione continuerebbe con la banconota americana da un dollaro, dato che il simbolo della "piramide con l'occhio che tutto vede" avrebbe una matrice comune con il simbolo di Tanit.

Sebbene il manufatto sia datato al 4° secolo a.C., alcuni ricercatori hanno ammesso che la statua potrebbe raffigurare una sacerdotessa, una nobildonna o forse una regina sconosciuta, comunque una creazione artistica della quale non si conoscono le origini. Anche la datazione è oggetto di speculazione: nessuno sa per certo quanto sia antica. 
Alcuni, spingendosi oltre le possibili verifiche storiche e archeologiche, hanno ipotizzato che le origini del busto possano avere connessioni con tradizioni artistiche riconducibile al continente perduto di Atlantide. 
La dama è stata trovata vicino Elche, in un tumulo che gli arabi chiamavano Alcudia (collina) e che in tempi antichi era circondata da un fiume. Sappiamo, inoltre, che l'insediamento in epoca ellenica era chiamato Helike (poi Illici dai romani), diventando "Elche" per gli arabi.
È possibile che il tumulo di Elche un tempo fosse una città appartenente ad un colonia atlantidea? Il simbolo solare associato alla dea Tanit ci ricorda che il culto del Sole era la religione dominante di Atlantide, e più tardi ereditato da tutte le culture antiche del mondo, dagli Egizi agli Inca.
Inoltre, il sereno volto quasi divino di questa dama di pietra è avvolto in un ornamento insolito, con due rotoli ai lati del viso stranamente molto simili alle antiche decorazioni utilizzate dalle giovani donne Hopi non sposate.
Si tratta solo di suggestioni, ma quello che è certo è che l'enigmatico volto della Dama di Elche è l'icona del mistero che la circonda. Molto probabilmente, rimarrà per sempre un reperto controverso dell'arte antica dalle origini e datazione oscure. 

Sebbene il manufatto sia datato al 4° secolo a.C., alcuni ricercatori hanno ammesso che la statua potrebbe raffigurare una sacerdotessa, una nobildonna o forse una regina sconosciuta, comunque una creazione artistica della quale non si conoscono le origini. Anche la datazione è oggetto di speculazione: nessuno sa per certo quanto sia antica. 
Alcuni, spingendosi oltre le possibili verifiche storiche e archeologiche, hanno ipotizzato che le origini del busto possano avere connessioni con tradizioni artistiche riconducibile al continente perduto di Atlantide. 
La dama è stata trovata vicino Elche, in un tumulo che gli arabi chiamavano Alcudia (collina) e che in tempi antichi era circondata da un fiume. Sappiamo, inoltre, che l'insediamento in epoca ellenica era chiamato Helike (poi Illici dai romani), diventando "Elche" per gli arabi.

È possibile che il tumulo di Elche un tempo fosse una città appartenente ad un colonia atlantidea? Il simbolo solare associato alla dea Tanit ci ricorda che il culto del Sole era la religione dominante di Atlantide, e più tardi ereditato da tutte le culture antiche del mondo, dagli Egizi agli Inca.
Inoltre, il sereno volto quasi divino di questa dama di pietra è avvolto in un ornamento insolito, con due rotoli ai lati del viso stranamente molto simili alle antiche decorazioni utilizzate dalle giovani donne Hopi non sposate.
Si tratta solo di suggestioni, ma quello che è certo è che l'enigmatico volto della Dama di Elche è l'icona del mistero che la circonda. Molto probabilmente, rimarrà per sempre un reperto controverso dell'arte antica dalle origini e datazione oscure. 


La Dalma di Elche è un busto in pietra ritrovato a Elche, in Spagna, nel 1897. La scultura è conservata presso il Museo Archeologico Nazionale di Madrid.

La scultura è di provenienza incerta, forse greca, ibericao cartaginese. La datazione è discussa, anche se in genere viene collocata tra il V e il III secolo a.C.

Giovanni Becatti colloca la sua manifattura al IV secolo a.C. e ne attribuisce l'alta qualità scultorea alla maggior aderenza ai modelli dello stile severo della scultura ellenica.

Sul fronte della banconota da una peseta era rappresentata di tre quarti.


LadyDeath75